Il Ju-Jitsu Cenni da Ju-Jitsu per tutti e Ju-Jitsu la dolce arte – dalle origini al Mizu Ryu

Il Ju-Jitsu Cenni da Ju-Jitsu per tutti e Ju-Jitsu la dolce arte - dalle origini al Mizu Ryu

PREMESSA

Non possiamo parlare del Ju-Jitsu e della sua storia senza averne prima delineato il contesto ed il signifi¬cato letterale.

Il Ju-Jitsu è annoverato fra le Arti Marziali d’origine giapponese, per cui è d’obbligo far riferimento a queste per trac¬ciare un quadro il più possibile attinente alla realtà nella quale questa disciplina si è formata, sviluppata e divulgata. D’altronde una trattazione sul Ju-Jitsu che non tenga conto delle Arti Marziali in generale, del loro contenuto filosofico e, sia pur marginalmente, dei conseguenti risvolti psicologici, sarebbe tronca e priva d’incisività. Così, senza voler scantonare in altre materie – peraltro tutte intimamente connesse con la pratica delle Arti Marziali – questa trattazione suddivisa in tre capitoli, secondo un preciso intento, evidenzierà gli aspetti salienti del Ju-Jitsu per consentirne una migliore comprensione e collocazione storica. Prima d’addentrarci in questo mondo avvolto (come spesso accade per tutto ciò che ha a che fare con la cultura orientale) da una cortina di mistero, è utile chiarire che il contenuto dell’intera trattazione è rigorosamente supportato da basi scientifiche, filosofiche e psicologiche. Il bisogno di combattere, per difendere la propria incolumità o per affermare la propria supremazia, è insito non solo nel genere umano ma più o meno consciamente in tutti gli esseri viventi, siano essi appartenenti al regno animale o vegetale. In natura è possibile riscontrare innumerevoli casi d’adattamento alle condizioni esterne per la sopravvivenza di una specie. Allo stesso modo è possibile trovare delle interessantissime forme di combattimento legate all’uso di una o più parti del corpo (denti, artigli, corna, becco, ecc.), e di questa o di quella particolare attitudine (forza, agilità, astuzia, mimetismo,velocità, trasformismo, ecc.). La difesa del territorio, della prole e dello stesso individuo, l’affermazione della supremazia all’interno di un gruppo organizzato (della stessa specie o appartenente ad altre razze), costituiscono da sempre l’esempio vivente delle motivazioni e dei sistemi di combattimento in natura. Altresì è osservabile che non sempre “il pesce grosso mangia quello piccolo” , se quest’ultimo è dotato (o si è evoluto nel tempo) di un’arma di portata tale da scoraggiare il forzuto aggressore (per esempio l’anguilla elettrica del sud-America, il pesce istrice, ecc.). Alcune di queste tecniche – nei secoli – sono state imitate dall’uomo ed oggi non è raro imbattersi in stili di combattimento che hanno a che fare con questo o quell’altro animale dalle caratteristiche più varie. Alcuni stili di Kung-Fu (cinese), in particolare, s’identificano con il nome dell’animale dal quale hanno tratto l’ispirazione (drago, mantide, tigre, ecc.). Contrariamente a quanti provano a smontare queste teorie,   non sono in pochi ad aver compreso che la natura ha dotato di sistemi di difesa (spine, bacche o frutti velenosi, estrema flessibilità, capacità di sopravvivenza in condizioni esasperate) persino i vegetali.   Ovviamente, anche in queste circostanze, l’uomo ha avuto modo non solo d’imitare dei sistemi di difesa, ma addirittura di sviluppare delle importantissime teorie che sono alla base di molte filosofie orientali e di alcune Arti Marziali, fra cui proprio il Ju-Jitsu. Accostarsi ad un’ Arte Marziale, normalmente presuppone una gran voglia d’apprendere che induce ad approfondire questi concetti a primo impatto un po’ strani e a volte apparentemente poco pratici. Una delle leggende sulla nascita del Ju-Jitsu “fa risalire la prima intuizione al medico Shirobei Akiyama, il quale durante un’abbondante nevicata avrebbe osservato come i rami di un salice si flettevano, scaricandosi senza danno del peso della neve, che invece aveva spezzato i più robusti rami di altri alberi”[1]. Quest’esempio, come altri riportati nel corso di questa trattazione, ci consentirà di comprendere meglio come e perché il Ju-Jitsu – come molte altre Arti Marziali – sia legato alla natura e come da essa abbia tratto spunti e basi. Il Ju-Jitsu o Ju-Jutsu o Jiu-Jitsu – il cui significato letterale sta per tecnica o arte (Jitsu) / dell’agilità, della flessibilità, della gentilezza, dell’elasticità (Ju) – rappresenta un singolo principio: un modo generale di applicare la tecnica, usando il corpo umano come un’arma nel combattimento con o senza armi. D’altronde, come detto, una trattazione anche se fondamentalmente storica sul Ju-Jitsu che non tenga conto degli aspetti filosofici e psicologici che pervadono tutta la materia risulterebbe tronca e priva di significato. Così, filosofia e psicologia, tradizione ed evoluzione, scuole antiche e moderne, formazione ed educazione, Arte Marziale e sport, oriente ed occidente, sono i binomi più ricorrenti che completano il quadro storico del Ju-Jitsu e che approfonditi renderanno una più chiara visione del contesto storico.

[1]ORLANDI R., Ju-Jitsu moderno, Mediterranee, Roma, 1975, pag. 13.

STORIA DEL JU-JITSU

“Le origini del Ju-Jitsu restano ancor oggi un appassionante mistero irrisolto. L’esigenza di definire luoghi e periodi per conoscere storicamente l’origine di questa disciplina si scontra con la carenza di documenti che ne testimonino con certezza nascita ed evoluzione. Ciò è dovuto alla segretezza esasperata relativa alla trasmissione delle conoscenze di ogni scuola di Arti Marziali che il Maestro (capo-scuola) tende a rivelare solo a pochi prescelti, quando non addirittura solo al proprio discendente diretto o allievo più anziano”[1]. Trasmissione verbale, gelosie fra le scuole e giuramenti di segretezza sono i principali motivi dell’impossibilità di rifarsi a documentazioni certe. Riguardo a giuramenti e segreti basti analizzare questa frase: “I segreti vengono trasmessi con criteri di estremo rigore. L’iniziato deve firmare col sangue (una piccola puntura sul dito) che non rivelerà niente di quanto ha imparato” [2]. Fra l’altro, come visto in precedenza, il termine Ju-Jitsu raggruppa ed identifica svariati metodi del Bu-Jutsu senz’armi da cui la difficoltà obiettiva di risalire al fondatore – o ideatore – e alle origini di questa disciplina. Sarà sicuramente più semplice identificare le origini di questa o quella scuola (Ryu) di Ju-Jitsu che, come detto, sono riconducibili ad epoche meno remote.

“Il Ju-Jitsu – letteralmente “Ju” = dolce, gentile, agile, flessibile, cedevole;

“Jitsu” = arte, tecnica;

– conosciuto sotto nomi differenti come: Yawara, Wa-Jutsu, Kogusoku, Taijutsu, Kumiuchi, Kempo, Torite, Hakuda, Koshi-No-Mawari, ecc.;

– praticato sotto diverse scuole (Ryu): Tenshin-Shin-Yo-Ryu, Takenouchi-Ryu, Kito-Ryu, Sekiguchi-Ryu, Yoshin-Ryu, ecc.;

– distinto per metodo ed ideologia, per appartenenza ad una o ad un’altra famiglia;

rappresenta comunque inequivocabilmente il modo di sfruttare tutte le potenzialità del corpo e l’energia dell’avversario”[3]. Così, anche se l’origine delle scuole moderne – e codificate come tali – è databile intorno al 1600, quella delle prime forme di combattimento senza armi (identificabili come progenitrici dei metodi di Ju-Jitsu) è databile intorno al  230 a.C.. Infatti il Nihon Shoki (cronaca del Giappone[4], scritta per ordine imperiale nel 720 d.C.), parla di un torneo di Chikara Kurabe (gara di forza) che ebbe luogo nel 230 a.C.[5] e che da molti studiosi è considerato come una prova storicamente importante ed autentica dello stato embrionale del Sumo e del Ju-Jitsu. Tutto ciò non dovrebbe stupirci più di tanto, se per un istante torniamo a pensare alle due statuette di origine babilonese datate fra il 3000 ed il 2000 a.C., raffiguranti posizioni tipiche delle Arti Marziali ed in particolare del Sumo – considerata per eccellenza l’arte della lotta – per molti versi tecnicamente vicino alle scuole di Ju-Jitsu. D’altronde “nel più antico testo della letteratura giapponese, il Konjaku Monogatari (libro delle storie antiche e moderne) – che si ritiene sia stato scritto nella seconda metà dell’XI secolo – appare la parola Yawara“[6] che, pur essendo citata nel contesto di un racconto sul Sumo,identifica una specializzazione del Bu-Jutsu senz’armi abbastanza vicina (se non coincidente[7] secondo alcuni autori) alle scuole di Ju-Jitsu. Infatti, il termine “Yawara sta per cedevolezza, adattabilità sinonimo di Ju. L’epoca in cui verosimilmente ha avuto origine il Ju-Jitsu – inteso come principio generale, vista la frammentarietà dello stesso in più specializzazioni “Jutsu” e scuole “Ryu” – è da più parti fatta risalire intorno al 1600. Infatti testi che si occupano di Arti Marziali come il Bugei Shoden e il Kempo-Hisho sostengono che il Ju-Jitsu sia comparso intorno al XVII secolo, così come il M° Jigoro Kano – fondatore del Judo ed esperto delle scuole Kito-Ryu e Tenshin-Shin Yo Ryu – ha fatto risalire la nascita del Ju-Jitsu al periodo fra il 1600 e il 1650[8]. Non mancano peraltro autori i quali sostengono che “questa Arte, risalente all’antichità e conosciuta con il nome di Tai-Jutsu (l’arte del corpo) e Hakuda, era già praticata oltre mille anni fa e che una prima regolamentazione dei vari metodi (specializzazioni) avvenne nel 1532 grazie al M° Hisamori Takenouchi – della scuola omonima – “ [9]. Altre fonti  vorrebbero il Ju.Jitsu introdotto in Giappone dalla Cina intorno alla prima metà del 1600, ma un numero considerevole di dati autentici sconfessa questa notizia. Al contrario, è verosimile che le Scuole di Ju-Jitsu abbiano risentito della cultura e della filosofia cinese, attraverso testi come “La forza sta nell’agilità” – (la quercia può spezzarsi, mentre il giunco sfida la tempesta) – o autori come Lao Tzu (o Lao Ce) che predicava l’arrendevolezza e la non resistenza. Probabilmente, invece, la disciplina introdotta a quel tempo in Giappone dalla Cina fu il Kempo (boxe cinese) che ha avuto influenze certe sul Karate e abbastanza verosimilmente – in maniera minore – anche sul  Ju-Jitsu. Il periodo Tokugawa o Edo – 1600-1867 – costituì il momento più propizio per il perfezionamento di tutte le scuole del Bu-Jutsu ed in particolare rappresenta l’epoca d’oro del Ju-Jitsu celebrata come il periodo dei Grandi Maestri, delle scuole in lotta fra loro e dei colpi segreti. La fine dell’epoca Tokugawa e l’inizio di quella Meiji coincidono con il graduale declino delle scuole di Ju-Jitsu che, proprio in quel secolo, conosce i momenti di maggiore crisi. Per meglio comprendere le circostanze che contribuirono alla nascita, agli sviluppi e al declino delle vecchie scuole di Ju-Jitsu, sarà utile illustrare più a fondo circostanze favorevoli, struttura, contesto e fattori negativi.

[1]COSTA C., Ju-Jitsu per tutti, Mediterranee, Roma, 1994, pag. 17.

[2]AA.VV., Giappone, Touring Club Italiano, 1986, pag. 188.

[3]COSTA C., Ju-Jitsu per tutti, Mediterranee, Roma, 1994, pag. 18.

[4]AA.VV., Storia del Judo Kodokan, Mondadori, Milano, 1977, pag. 1.

[5]RATTI O., WESTBROOK A., I segreti dei Samurai, Mediterranee, Roma, 1977, pag. 353.

[6]AA.VV., Storia del Judo Kodokan, Mondadori, Milano, 1977, pag. 2.

[7]RATTI O., WESTBROOK A., I segreti dei Samurai, Mediterranee, Roma, 1977, pag. 462.

[8]COME SOPRA, pag. 366.

[9]LEWIS P., Arti Marziali, Rizzoli, Milano, 1985, pag. 127 e 128.